Oggi esiste ancora un "tarlo mentale" che si chiama pensione.
Mi spiego meglio; molti ancora credono che lavorare assiduamente e costantemente permetterà loro, un domani, di percepire una pensione più cospicua, vivendo così felici e contenti.
Incominciamo innanzitutto a scardinare questa ipotesi, in quanto da anni oramai, il calcolo pensionistico è stilato su modello contributivo e non più retributivo come avveniva un tempo, ciò significa che la pensione viene calcolata in funzione dei contributi versati nell'arco dell'intera vita lavorativa e non più dalle retribuzioni avvenute negli ultimi anni di attività.
Ora facciamo un'attenta riflessione; tralasciando i prossimi pensionati o coloro che hanno varie invalidità, bonus, uscite speciali, oppure lavoro usurante o precoce che sia, ecc.., oggi come oggi un individuo maschile che si interfaccia nel mondo del lavoro, finirà la sua carriera lavorativa a 67 anni di età.
Prendendo in esame la classe maschile in quanto è in percentuale la maggior forza lavoro nel nostro paese, è interessante osservare, nonostante la minor longevità rispetto quella femminile, un periodo lavorativo di maggior durata di circa 10 anni, anno più anno meno...vi siete mai chiesti perché ??
Se osserviamo attentamente, l'età pensionistica slitta sempre più avanti, giustificata dal fatto dell'innalzamento dell'aspettativa di vita, ma non solo…
In questo modo però è statisticamente provato che, più si innalza l'età pensionistica meno persone riusciranno ad arrivarci e chi riuscirà a "tagliare il traguardo", non sempre purtroppo camperà così a lungo per godersi la meritata "vacanza", complice soprattutto l'usura che il lavoro nell'arco degli anni, avrà inciso sulla nostra salute fisica e mentale, perché, ricordiamoci bene, che lo stipendio è dato dalle nostre prestazioni lavorative, il tfr da una trattenuta su di esso, ma non è previsto nessun indennizzo per come ogni lavoratore sarà ridotto alla fine della propria carriera lavorativa.
Spesso parlando con amici e colleghi stanchi della loro vita lavorativa consiglio, quando mi è concesso, un cambio lavoro magari part-time oppure un lavoro più tranquillo dove possano gestire con più serenità il loro tempo libero.
Poi però entra in gioco la solita "tiritera" e cioè, un domani se i contributi versati sono minori, complice sempre il calcolo del modello contributivo spiegato poco fa, farà media con i contributi fin oggi versati abbassando così il netto della pensione.
Ecco allora che tempo libero e salute passano in secondo piano, dando spazio allo stacanovismo più sfrenato per non perdere nemmeno un ora di "pensione", senza rendersi conto che questo sistema è voluto apposta proprio per vincolare la mente delle persone a tale ragionamento, rinchiusi nella gabbia del criceto a girare la solita ruota.
Ciò che credo e chi mi conosce lo sa bene è che perseguire l'idea di una pensione alta a 68 anni, è perlopiù ininfluente, in quanto si presume che a tale età, i debiti vari (tranne eccezioni ovviamente) siano comunque stati saldati, con prole già cresciuta (si spera) autonoma ed autosufficiente, non credo poi che a tale veneranda età si abbia più la smania di cambiare autovetture o viaggiare come a vent'anni o a trenta ecc ecc. ed ecco perché ritengo che lavorare da stacanovisti per rincorrere una pensione da urlo, è un "tarlo mentale da demolire !
Un tempo ciò era possibile, ma vigevano modalità e tempistiche diverse si andava in pensione molto prima, in oltre era in vigore il metodo del modello retributivo perciò, era sufficiente lavorare duramente pochi anni, (solitamente i finali), per permettersi pensioni di tutto rispetto.
Oggi se si continua lavorare a queste condizioni, si rischia che parte dello stipendio, finisca in medicinali, infatti non sono pochi i lavoratori con problematiche di salute importanti o con patologie croniche invalidanti oppure ancora con stress da nevrosi o esaurimenti psichici non trascurabili.
A questo punto a mio avviso è preferibile lavorare meno, anche a discapito di una pensione, diciamo così normale, però con la consapevolezza che nel tempo libero ci si potrà dedicare alla propria salute sia fisica che mentale, riducendo così la possibilità che una volta in pensione, parte del nostro denaro, finisca nelle tasche di medici o farmacie che sia.
Ora però vi lascio con una semplice riflessione: "In pensione a 67 anni!! ma gli over '60 non era la fascia debole da proteggere ??"
A VOI la risposta…
